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sabato 6 giugno 2026

Come nasce un amore


Ho una teoria un po' controversa -- e probabilmente opinabile -- sull'origine del sentimento d'amore.

Spesso, in genere, siamo persuasi che l'amore possa sbocciare in base alla "performance" o alla "prestazione". Di beltà, di buon carattere, di affidabilità, di cortesia, di empatia di... essere delle "belle" persone, insomma. Dentro ma soprattutto fuori.

Cerchiamo sempre di essere "perfetti" agli occhi dell'altro quando ci innamoriamo. Di apparire perfetti quantomeno, qualunque cosa la parola "perfezione" significhi per noi.

Essere senza errori? Potremmo trovare un esempio di perfezione nell'essere (utopicamente) privi di macchie e sbavature, almeno all'apparenza. Una volta che stiamo a lungo con una persona tipicamente ci lasciamo andare, ci rilassiamo mostrandole i nostri lati d'ombra.

La mia opinione personale è questa: non credo che l'amore, ma nemmeno la fase precedente e primaria dell'innamoramento, sia una questione di perfezione. Piuttosto è proprio dell'imperfezione che ci innamoriamo.

O meglio: della vulnerabilità.

E' facile pensare che una persona sicura di sé, sfrontata, la tipica "faccia tosta" debba risultare attraente, perché spesso è così in un certo qual modo.

Tuttavia non è nel sorriso beffardo e menefreghista, nella "durezza" e nella "potenza" che sorge l'amore -- piuttosto, sperando che voi mi perdoniate il "pateticume", nella lacrima dell'altro.

E' attraverso la percezione della vulnerabilità dell'altro che noi possiamo scorgere la sua anima e innamorarci di lui di conseguenza.

Non è quando ride ma quando le lacrime gli solcano il volto che possiamo davvero vedere l'altro e perciò innamorarcene.

La tristezza apre uno spiraglio sull'anima dell'alterità e questo più di ogni altra cosa ci porta a capire cosa proviamo per l'altro in toto. La tristezza dell'altro funge da specchio ai nostri sentimenti su di lui.

Dirò anche un altro pensiero personale: ci si chiede spesso se ciò che si sente dire all'altro quando è fuori di sé dalla rabbia sia vero. Ma per me la verità non risiede nella rabbia -- ma nel dolore. 

Siamo sinceri con noi stessi e con il nostro cuore (cioè con la nostra anima) quando ci sentiamo tristi. La tristezza è assai più rivelatrice della rabbia circa ciò che davvero sentiamo e pensiamo.

sabato 30 maggio 2026

Fuori e (è) dentro, e la conciliazione delle polarità opposte



La legge dello Specchio enuncia un principio psicologico semplice: ogni persona alla quale reagiamo emotivamente rappresenta delle parti di noi che rifiutiamo (nel caso del disprezzo o dell'odio) o che amiamo (nel caso dell'apprezzamento e della stima); in tutti i casi che ci rispecchiano.

Questo significa che "il dentro" è anche "il fuori" e viceversa.

Le persone che incontriamo -- intendendo ogni singola persona che in qualunque modo cattura la nostra attenzione, con cui creiamo o evitiamo un legame, ma in tutti i casi che crea in noi una (qualche) risonanza emotiva -- sono specchi di noi stessi.

Se disprezzo in una persona la "volgarità", intrinsecamente quell'attributo è parte di me, ma io l'ho rifiutato e relegato nel mio inconscio per non poterlo vedere in me.

Se di una persona apprezzo la gentilezza, la gentilezza è una qualità speculare che forse mi manca a livello conscio.

Ammiriamo le parti di noi che ci mancano a livello conscio nell'altro -- ma che sono presenti nel nostro inconscio -- e lo stesso discorso vale quando troviamo spregevole un tratto caratteriale o fisico dell'altro.

Spesso la linea di separazione fra le polarità è molto sottile -- come ci insegna la filosofia Zen del Tao.

Parliamo della "volpe e l'uva", antica fiaba di Esopo, per richiamare retoricamente l'atteggiamento di screditazione di ciò che in fondo si desidera. Il disprezzo che si dedica a chi in fondo invidiamo -- e proprio per il motivo che invidiamo. Esempio: una ragazza sovrappeso entra in un bar in abiti succinti che non le rendono giustizia, e un bullo di quartiere la deride o la disprezza facendo commenti di disapprovazione sul suo corpo o sul modo in cui è vestita.

Può darsi che il bullo di quartiere in realtà provi segretamente invidia per la libertà della ragazza, che con la sua fisicità e/o il suo look sfida i suoi "confini mentali" di ciò che è giusto e ciò che non lo è, e quindi -- in soldoni -- risvegli in lui desiderio (per quell'attributo). Ecco che disprezzo, biasimo, pettegolezzo, e persino invidia, possono camminare insieme all'ammirazione e alla segreta stima.

Altro esempio "sputtanatissimo" -- l'amore e l'odio.

In certi articoli di psicologia si legge che l'odio è "l'altra faccia dell'amore" nel senso che nessuna relazione di amore è autentica se non corre di pari passo con la capacità d'odio per il medesimo oggetto.

Si odia perché si ama; si ama in quanto si odia.

(Non a caso a livello neurologico è stato osservato che si attivano le medesime aree del cervello alla vista sia di una persona odiata, sia di una persona amata).

L'opposto dell'amore -- ovviamente -- non è l'odio ma l'indifferenza. L'odio sorge come reazione spontanea all'amore, quando ci sentiamo colpiti nelle nostre fragilità e ci sentiamo vulnerabili all'altro. E' una faccenda di potere -- contrapposto alla vulnerabilità del sentimento: ti odio in quanto non posso permettermi (o non riesco ad) amarti, perché se lo facessi (o se ci riuscissi), verrebbe meno il mio orgoglio, verrebbero meno le mie difese.

Dante scrisse nella sua opera omnia: "Amor ch'a nullo amato amar perdona" -- che in soldoni vuol dire: non possiamo trattenerci dall'amare chi ci ama. Lo valuto piuttosto vero. Ma attenzione -- non sto affermando l'eresia che non esistano amori non corrisposti. Tuttavia, se io provo un investimento emotivo verso di te, è veramente difficile (per non dire impossibile) che la cosa non ti tocchi nemmeno un po'.

Possiamo dare per vera l'asserzione di Dante non nell'accezione di "ogni amore è sempre mutuale, se non lo è lo sarà per forza", che sarebbe una gran cazzata, ma in quella de "ogni investimento emotivo equivale a un ritorno emotivo" come nella legge di causa-effetto.

Che questo sia un tenue interesse o un'irritazione, un fastidio, non siamo mai indifferenti a chi ci ama o prova qualcosa per noi -- chiunque egli sia e in qualunque contesto si inserisca.