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martedì 25 agosto 2026

Accettata ogni preghiera e rinunciato ad ogni desiderio

Da ieri pomeriggio, non sento più la cappa di angoscia su di me. Il cielo stamattina è cupo, le auto sfrecciano sull'asfalto bagnato di un autunno anticipato. Sono serena senza ragione -- e sono così disabituata alla serenità che mi preoccupa. Riesco a darmi solo una spiegazione "religiosa". Volessi trovarci un perché sarebbe un miracolo. La "serenità" dopo tutto, che è tutto, me la merito. Specie se davvero fosse la fine del percorso su questo atomo opaco di male. 

Ho trovato una canzone giappa dedicata all'11 marzo 2011. La metto qui. E' carina e rispecchia, nel testo (trovato tradotto nella sezione commenti) come mi sono sentita proprio l'11 marzo. 


The strangers I feared, 
The ones who laughed at me — 
If only they would perish in the beauty of the waves. 

Leaving myself — an out-of-body experience. 
I headed toward the sea, 
And there I was, having forgotten my own body. 
Lend me your paddle. 
I’ll simply die nameless. 

Know my voice. 
Oh waves, please don’t cease. 
My voice, go forth — 
Become a thousand birds that drink up the sea. 
Know my pain, 
Oh waves… 
Lend me your paddle. 

I will only row on, as if grieving. 
Know my anchor. 
Oh waves, please don’t cease. 
Please don’t cease.

sabato 8 agosto 2026

Chi vuol esser lieto sia (che vita)

Mia madre mi ha informata che in settembre dovrò tornare nell'isola natìa. Si tratta di un controllo dalla commissione per arrotondare lo stato di cosiddetta invalidità. Stanotte ho seguito un capitolo di informatica, facendo finta di non pensarci. Molte persone si fanno in quattro per strappare soldi allo Stato, anche "fingendosi" in difficoltà. Il mio amore mi ha detto a mo' di consolazione di ricordarmi dei falsi invalidi. Io non sto fingendo. Ho schiere infinite di cartelle cliniche a dimostrarlo. Io sono malata davvero. Ma io non voglio essere malata. Tantomeno etichettata come tale. Io voglio essere "normale".

Non so che pene d'inferno farò passare (più ancora che "passerò") prima che mi venga data la cifra tonda. Soffrirò come una belva spinta a forza al mattatoio. Come la Capinera di Verga rinchiusa fra mille strilla e mille pianti in convento.

Mi sovvengono alla mente tanti di quei incidenti anche pericolosi per la mia incolumità in mano a pazzi scatenati, e stupri, e tentativi di suicidio e di omicidio (ai miei danni), e insulti, insulti sin dalla più tenera età, insulti a non finire come tarli nel cervello, e solitudine, isolamento, non un fiato d'anima in giro che mi porgesse la mano.

Non sono una che apprezza chi si piange addosso, e ovviamente non amo piangermi addosso neanch'io. Ho fatto carte false per inserirmi nel mercato del lavoro. Non ci sono riuscita. Non che fosse l'età non più freschissima a remarmi contro. Probabilmente era il mio cervello a rovescio.

Sarebbe pio e buono che nessuno me ne facesse una colpa -- almeno -- ed è così che riprendo a lacrimare patetica e mesta.

Mi sono resa conto di poter fare una sola cosa alla volta, quando esco. Così una cena in un Ramen bar-ristorante è stato il massimo che ho potuto tollerare. C'era un bel film horror da guardare dopo, ma ero così stanca ed indebolita che ho preferito tornare a casa. Il mio caro è stato comprensivo. Mi ha voluto bene nonostante gli avessi fatto bucare il biglietto ridotto -- se domani lo riacquisto io, arriviamo al biglietto intero. Stare con me -- ovviamente non per ciò, per ben altro -- è una grande fregatura sempre. Non mia colpa e credo nemmeno mia responsabilità. Faccio quello che posso limitata come sono da quaranta croci cristiche impilate l'una all'altra sulla schiena.

Quaranta croci? Quaranta chili?

Io che bevo la mia birra come Jessica 
sbocconcella "strano" la sua banana "chic".

Memore di quella volta che da bambina (così chiamo ora le sedicenni) avevo adorato il katsu don al giapponese, ho voluto ritentare con un sorriso di plastica -- quante calorie della minchiazza avrà oddio -- e devo dire che faceva discretamente schifo, insipido come poche cose al mondo (un gradino più saporito del konjac), e quelle 700 calorie (nonostante assenza di salse o condimenti, e 'a frittata d'ovo al posto dell'ovo fritto) valevano perciò proprio la pena d'essere ingurgitate. Per non pensarci ho bevuto. Benzina sul fuoco, l'alcool. Non già solo per le calorie aggiuntive, ma per aver tradito la mia arrancata d'astinenza totale.

Bevendo pensavo che se fosse andato in fiamme tutto il negozio con me dentro, sai che perdita per la società. (Che si salvassero solo R., il bangladino cameriere e i cuochi giapponesi). 

In televisione ora (tarda nottata) sfavilla la sigla italiana di Lady Oscar. Oh Lady Lady Lady Oscar. Quella che fa così, non so se ve la ricordate. 

Aprendo un attimo un paragrafo su un argomento che non rientra nei miei interessi, il rifacimento degli anime giapponesi (compreso Versailles no Bara), in chiave reboot o Live Action (One Piece...), è forse un modo per peggiorare (ulteriormente) l'impatto emotivo ad opera di suddetti prodotti. (Lady Oscar è l'unico anime che mi piaccia ancora). Ieri sentivo un criminologo più o meno quarantenne con il baffetto e l'aria da nerd dotto con dottorando che discorreva piacevolmente e cordialmente della psicologia dell'anime di Naruto, o meglio, del personaggio di Naruto Uzumaki, l'ho trovato così interessante che ho avuto il guizzo di tornare ai miei quattordici anni quando facevo maratone interminabili di episodi del suddetto cartone e grazie a ciò avevo imparato anche qualche termine o frase in lingua nipponica (li guardavo con i sottotitoli, la versione italiana era zeppa di censure), (dopo 200 episodi a rotta di collo in un mese, ovviamente qualche termine lo avevo imparato).

Un metodo utile di apprendimento delle lingue sembra essere guardare trasmissioni o episodi in lingua originale, sia pure con i sottotitoli nella propria lingua madre. Il cervello è generalmente lesto a fare associazioni fra un certo suono e un certo significato. Wakaru deshou. La figlia rumena della compagna rumena di mio padre (siciliano) è così che ha imparato l'italiano. Seguendo l'Antonellona nazionale sui canali di lingua italiana con i sottotitoli rumeni in Romania, lei e i suoi tristi e inutili programmi di cucina. Ce ne vogliono di palle. Io, tutto sommato, avevo quattordici anni e l'anime di Naruto mi appassionava. A lei cosa l'appassionasse (errore grammaticale voluto) di Antonella Clerici e dei suoi programmi per casalinghe ciabattate, per sapere? La ricetta del risotto alla milanese, del cotechino colle lenticchie di Capodanno, del polpettone provola e prosciutto cotto? Che tristezza. La figlia rumena della compagna rumena di mio padre, intanto, zitta zitta, ha imparato l'italiano così. Lo parla bene. Complice forse il fatto che rumeno e italiano sono parte dello stesso ceppo linguistico. L'inglese lo ha studiato all'Università. Così come A., la cugina di R., ha vissuto in Inghilterra. E poi ha fatto il balzo scavezzacollo: si è trasferita a Singapore -- ciaooone, stronziiiiiiii. A. cugina di R. è oggi invece ubicata, credo, in Australia... (chi se ne frega di lei)

Chissà perché tendenzialmente più il tuo passato è una vergogna / orrore più desideri metterci in mezzo migliaia di km di distanza fisica. E' quello che vagamente sognavo di fare anch'io quando ho fatto richiesta per il passaporto, ottenendolo. Ma nonostante l'abbia ottenuto, ho l'impressione che non potrò andarmene da qui

venerdì 3 luglio 2026

Mono no aware

Sono morta felice smettendo di aspettare Godot.


Stamattina avevo deciso: mai più avrei aspettato Godot. Di conseguenza Godot s'è fatto vivo. Ha fatto "cucù" come per scherzo del destino. Per le correnti esoteriche, non è una riapertura d'un capitolo. E' il segnale di una sua chiusura definitiva

In aereo mi è stato assegnato il 35C. Dietro un uomo dalla pelle abbronzata. Un po' più tarchiatello di come lo ricordavo. Sono certa all'87 per cento che fosse lui. E' diventato un uomo davvero attraente. Io mi sono "rovinata" ulteriormente.
Dato che stanotte non avevo chiuso occhio nemmeno un minuto, ho passato il tempo del viaggio a dormire sulla spalla del mio fidanzato. Mi ero spostata a sinistra, dietro d'uno sconosciuto -- perché il tris di posti era libero. Sapevo che ce l'avevo (quasi) davanti. Stesso volo, stesso giorno, stesso posto, fila diversa. Non si trovava accanto a me. Si trovava davanti.
E qui è chiaro che non c'è niente da fare: mono no aware. Tutte le cose (belle o brutte o sceme o belle e brutte e sceme insieme che siano) sono destinate a finire, lasciandosi un leggero strascico di lievissimo rimpianto.
Io dormivo. Non lo guardavo. Lui aveva la valigia piazzata accanto alla mia. Mentre, alla fine del volo, la tiravo fuori da lì, mi ha fissata. Io ho fatto finta di niente. Poi, però, lo sbirciavo. "Ma è lui o non è lui?".
Se non era lui era un sosia quasi perfetto.
Questa è la seconda volta che ci troviamo in una simile situazione. La volta precedente, volo Trapani-Roma Fiumicino, nell'antico 2014, era lui a stare a destra rispetto a me, ma sempre davanti a me.
Il passato mi precede, ma è passato.
Ho provato un leggero disagio. Lui disinvoltissimo. Indifferenza totale. "Questo capitolo è ormai chiuso da secoli" sembrava dire. E non so se esserne compiacente e sollevata.

In macchina canticchiavo con Spotify acceso. Rehab di Amy Winehouse. L'algoritmo di Spotify via via mi mostrava sempre canzoni più tristi. Infine ho spento il bluetooth della cassa. Le canzoni "tristi": ma vaffanculo.

In effetti mi sono accorta di essere (io) triste.

Il mio fidanzato non sapeva e non diceva (di conseguenza) nulla. Guidava in silenzio. Ogni tanto ci stringevamo la mano.

Ho scelto di dormire sulla sua spalla, non di fissare un tizio che (forse, un tizio che) appartiene a un passato ormai intoccabile, irragiungibile e -- forse -- insignificante. Forse, no. 

Mono no fucking aware.

Forse un giorno solo, secoli fa, lui ha provato addirittura tenerezza.
Di sicuro io non ho fatto altro che pensarlo per sei o sette lunghi anni.
Ma ne sono passati altrettanti e... anzi, di più.

Addio. 

domenica 10 maggio 2026

Una scrittrice che ricordo con affetto


Quando frequentavo le elementari avevo il mio libro di antologia -- chiamato, lo ricordo bene, "Rosso Fragola" -- e prima che iniziasse l'anno scolastico lo sfogliavo da cima a fondo, leggendo tutti i racconti che poi sarebbero stati oggetto di lettura in classe. (Nella lettura, così come nei temi, così come un-po'-in-tutte-le-materie alle elementari andavo molto meglio dei miei compagni di classe, e senza nessuno sforzo; le cose si complicarono alle superiori, quando non bastava l'intelligenza ma bisognava unire all'intelligenza l'impegno e la disciplina). Andavo a caccia di brani interessanti per leggerne i libri, ed uno di questi portava la firma di Banana Yoshimoto (in foto).

Un estratto da "Chie-chan e io" mi fece scivolare nel suo mondo. Assieme a quest'ultimo, lessi altri suoi libri, fra cui "Kitchen" e "L'abito di piume". Mi accompagnò dall'infanzia alla prima adolescenza (15-16 anni), e posso dire che grazie a lei vissi per la prima volta il sentimento inesplicabile dell'amore per la scrittura.

La Yoshimoto scrive in modo molto semplice, e narra delle piccole gioie della vita quotidiana (che potremmo assimilare al concetto di "ikigai", il quale non è soltanto "lo scopo di vita", ma più precisamente "il piacere delle piccole cose che danno senso alla vita") con una delicatezza e un'armonia perfetta, molto "giapponese" -- è così che chi non conosce l'anima spirituale del Giappone, se vuole farlo, dovrebbe, secondo me, dedicarsi alla lettura dei suoi libri. 

Penso che sia questo che cercano i lettori quando leggono un autore straniero -- entrare nell'"anima" di un'altra cultura. Banana "teletrasporta" il lettore nel lato più dolce e gentile della società e della vita giapponese.

E' una scrittrice che, a quanto leggo, in Giappone viene un po' screditata. Considerata alla stregua di un Fabio Volo in Italia, per intenderci. Non sono d'accordo per nulla. Per quanto mi riguarda è raro trovare qualcuno che con una tale limpidezza, come Banana, riesca a descrivere la "vita quotidiana" nella sua piccolezza, semplicità -- e preziosità.