martedì 14 luglio 2026

Maladaptive daydreaming


Sono fratture.
Piccole fratture nel quadro della realtà.
Tornano gli scenari dell'infanzia. Attraverso quei sogni ad occhi aperti, mi stacco dalla vita. Un lembo di pelle resta ancorato al presente.
E corro, e corro, con l'immaginazione e cammino frenetica con le gambe, e gli scenari fantastici si fanno sepre più vividi, per poi scendere a parabola, crollare nel buco nero della realtà.

E mi prende un'amarezza profonda come una fossa. Che i sogni erano la mia vita. Che non vivevo d'altro. E tornare in quel Paese delle Meraviglie è come tornare a quella stanza angusta, chiusa alla luce del sole.

Ma poi passa. 
E ricomincio a muovermi nel presente.
Piedi a terra, testa per aria -- un tempo.
Piedi a terra, testa sulle spalle -- adesso.

domenica 12 luglio 2026

La facilità del "Chi tu sei" e la complessità del "Chi io sono"


L'etichetta che più frequentemente applichiamo a chi non tolleriamo, specie se poi abbiamo alcuni tratti di tipo narcisistico, è tendenzialmente "cretino". 

Tizio dice qualcosa con cui non sono d'accordo e "insiste a non essere d'accordo con me"? E' un cretino.
Caia si comporta in modo convenzionalmente assurdo, illogico o autolesivo (per dirla in altri termini, "segue più il cuore che la cerebralità")? E' una cretina.
Sempronio è un inibito, un pauroso, come si dice in Sicilia, "teme anche la sua ombra", oppure è un ingenuo, un credulone, un -- blasfemia! -- un terrapiattista? E' per forza un cretino...

Spesso scambiamo la complessità di una vita umana -- risultante di una serie di traumi e vissuti felici e meno felici -- con una semplice etichetta (di stampo neoliberista): "efficiente" vs "non efficiente" (e quindi potenzialmente disumanizzabile).

Non sappiamo nulla.
Sappiamo solo di non sapere nulla (degli altri).
Socrate aveva perfettamente ragione in questa sua asserzione. 

Numerose variabili entrano in gioco quando ci troviamo ad interagire con una persona, in momenti random e formali o meno: il suo vissuto, le esperienze pregresse che risuonano nel contesto; i suoi traumi, i suoi complessi, le sue ferite, le sue paure; il suo stato emotivo; e ancora; il suo livello di stanchezza psicologica o fisiologica.

Di fronte alla complessità di tutto questo, è a sua volta stupido -- a mio avviso -- applicare il termine "stupido" a chi abbiamo di fronte.

Non uso il termine, in genere, perché temo sia profondamente pericoloso.

"Sei un cretino" equivale, in chi presenta tratti narcisistici, a "Sei un cretino: quindi posso farti quello che voglio, e sarà solo responsabilità tua; peggio per te che sei cretino".

E' insomma il pass-par-tout più rapido per la disumanizzazione.

Non sono soltanto i cosiddetti "stupidi semplici" che subiscono questo trattamento. Più di frequente, sono i cosiddetti stupidi che ci risultano anche irritanti. 

Beh, a me è capitato proprio oggi di chiamare "cretino" una persona che mi aveva irritata profondamente (senza insultarlo direttamente, ma parlando di lui con terzi). Mi sono pentita successivamente. E' un insulto facile come "troia" rivolto alle donne. 

Ma le parole hanno sempre un loro peso e bisogna (tentare di) usarle con cautela. Anche se parliamo alle spalle. Sempre e in ogni circostanza. Non alimentiamo il nostro dolore con offese agli altri. Peggioriamo il nostro stato in primo luogo. Nel breve e lungo periodo.

Non possiamo ridurre un essere umano a una "checklist" di "buone" o "cattive" qualità. "E' cretino, senza dubbio; però via, è buono". "E' un deficiente, non ci piove; ed è anche cattivo come la fame (e qui... livello "top" di disumanizzazione e quindi di violenza)".

Abituiamoci, io e voi due (o uno s'è perso per strada?) che mi leggete, a non essere categorici, ad essere flessibili e leggeri, ma non superficiali.

Non sempre, anzi, quasi mai ciò che sembra equivale a ciò che è. Una persona può apparire geniale ed essere interiormente povera di valori o sottostrati riflessivi (superficiale); un'altra può apparire tonta e avere un universo dentro.

Non sappiamo nulla -- proprio nulla -- degli altri, nel "reale" e tanto più nella rete. 

Ci sono "tanti noi" dentro, ciò che in terapia IFS si chiamano "membri della famiglia interna", e ciascuno ha le sue peculiarità. Qualcuno è brillante. Qualcuno meno. Qualcuno è un filantropo pieno di vita. Qualcun altro odia a morte tutti. Qualcuno è buono. Qualcuno no. (Ma tutti collaborano per il nostro benessere, secondo l'IFS. O per l'idea di benessere che si sono fatti per il nostro Sé.)

Quindi, "chi siamo"? Di tutti questi "personaggi" che ci abitano, chi noi siamo davvero?

Io sono "quella" Vale lì, che agisce in quel modo, o quell'altra Vale là, che ha tutt'altro carattere e atteggiamento?

Tutte e nessuna. 

Non riduciamo -- o peggio, stigmatizziamo -- le persone a un "marchio". A uno stigma. Riflettiamoci un po'. Pensiamoci un po' prima di giudicare chiunque

Che le persone più sole, a volte, le vedi con un sorriso goliardico in faccia.
Che le più abusate e ferite hanno imparato la parola "perdonami" presto, e la ripetono in continuazione.
Che le più vuote fuori, a volte, anzi, spesso sono le più "dense" dentro. E viceversa.

sabato 11 luglio 2026

Beata gente...

"Pianto lucido"

... che ha il cuore di divertirsi.

Sotto casa rimbombano i suoni di una cover-band dei Nirvana. Alla piazzetta all'angolo. Rintoccano come campane funebri nel mio muscolo cardiaco quei suoni che fino a ieri ascoltavo in loop in cuffia.

Non uscirò di casa. 

Il cielo è bianco e ceruleo. Sembra preannunci un altro temporale, come quello di ieri. Il mio cuore non regge la festa, ma forse la pioggia può lavar via da questo mondo un po' di sangue. Dalle coscienze di tutti, me inclusa, festaioli inclusi, un po' di sporco. 

venerdì 10 luglio 2026

Perché no?


La massa assomiglia a un gregge belante capace delle peggiori atrocità e meschinità e al tempo stesso, se direzionato diversamente, di sublimi atti di eroismo, così Gustave Le Bon. Quando il dolore è davvero intenso, lo senti a livello della bocca dello stomaco. Ti viene da vomitare. E vomitare è ancora troppo poco.

Mi torna in mente un passo dello young-adult "Wintergirls" e tradendo la mia timida intelligenza lo riporto qui, perché, libro per adolescenti o meno, lo vedo ben descrittivo.

Infilati in una cabina di un solarium e friggiti per due o tre giorni. Quando la pelle sarà tutta bolle e comincerà a spellarsi, rotolati nel sale grosso, poi mettiti una maglia di lana intrecciata con vetro filato e lamette. Poi mettiti sopra i tuoi vestiti normali e stringili più che puoi. Fuma polvere da sparo e [...] salta dentro i cerchi, mettiti seduta e supplica, e rotolati a comando. Ascolta i sussurri che di notte si annidano in testa, ti dicono che sei [...] "una delusione". Vomita e crepa di fame e tagliati e bevi perché hai bisogno di un anestetico e funziona. Per un po'. [...] Guardati in uno specchio e vedrai un fantasma. Senti ogni battito del tuo cuore che urla che ogni singola cosa in te non funziona. "Perché?" è la domanda sbagliata. Chiediti piuttosto: "Perché no?".