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domenica 12 luglio 2026

La facilità del "Chi tu sei" e la complessità del "Chi io sono"


L'etichetta che più frequentemente applichiamo a chi non tolleriamo, specie se poi abbiamo alcuni tratti di tipo narcisistico, è tendenzialmente "cretino". 

Tizio dice qualcosa con cui non sono d'accordo e "insiste a non essere d'accordo con me"? E' un cretino.
Caia si comporta in modo convenzionalmente assurdo, illogico o autolesivo (per dirla in altri termini, "segue più il cuore che la cerebralità")? E' una cretina.
Sempronio è un inibito, un pauroso, come si dice in Sicilia, "teme anche la sua ombra", oppure è un ingenuo, un credulone, un -- blasfemia! -- un terrapiattista? E' per forza un cretino...

Spesso scambiamo la complessità di una vita umana -- risultante di una serie di traumi e vissuti felici e meno felici -- con una semplice etichetta (di stampo neoliberista): "efficiente" vs "non efficiente" (e quindi potenzialmente disumanizzabile).

Non sappiamo nulla.
Sappiamo solo di non sapere nulla (degli altri).
Socrate aveva perfettamente ragione in questa sua asserzione. 

Numerose variabili entrano in gioco quando ci troviamo ad interagire con una persona, in momenti random e formali o meno: il suo vissuto, le esperienze pregresse che risuonano nel contesto; i suoi traumi, i suoi complessi, le sue ferite, le sue paure; il suo stato emotivo; e ancora; il suo livello di stanchezza psicologica o fisiologica.

Di fronte alla complessità di tutto questo, è a sua volta stupido -- a mio avviso -- applicare il termine "stupido" a chi abbiamo di fronte.

Non uso il termine, in genere, perché temo sia profondamente pericoloso.

"Sei un cretino" equivale, in chi presenta tratti narcisistici, a "Sei un cretino: quindi posso farti quello che voglio, e sarà solo responsabilità tua; peggio per te che sei cretino".

E' insomma il pass-par-tout più rapido per la disumanizzazione.

Non sono soltanto i cosiddetti "stupidi semplici" che subiscono questo trattamento. Più di frequente, sono i cosiddetti stupidi che ci risultano anche irritanti. 

Beh, a me è capitato proprio oggi di chiamare "cretino" una persona che mi aveva irritata profondamente (senza insultarlo direttamente, ma parlando di lui con terzi). Mi sono pentita successivamente. E' un insulto facile come "troia" rivolto alle donne. 

Ma le parole hanno sempre un loro peso e bisogna (tentare di) usarle con cautela. Anche se parliamo alle spalle. Sempre e in ogni circostanza. Non alimentiamo il nostro dolore con offese agli altri. Peggioriamo il nostro stato in primo luogo. Nel breve e lungo periodo.

Non possiamo ridurre un essere umano a una "checklist" di "buone" o "cattive" qualità. "E' cretino, senza dubbio; però via, è buono". "E' un deficiente, non ci piove; ed è anche cattivo come la fame (e qui... livello "top" di disumanizzazione e quindi di violenza)".

Abituiamoci, io e voi due (o uno s'è perso per strada?) che mi leggete, a non essere categorici, ad essere flessibili e leggeri, ma non superficiali.

Non sempre, anzi, quasi mai ciò che sembra equivale a ciò che è. Una persona può apparire geniale ed essere interiormente povera di valori o sottostrati riflessivi (superficiale); un'altra può apparire tonta e avere un universo dentro.

Non sappiamo nulla -- proprio nulla -- degli altri, nel "reale" e tanto più nella rete. 

Ci sono "tanti noi" dentro, ciò che in terapia IFS si chiamano "membri della famiglia interna", e ciascuno ha le sue peculiarità. Qualcuno è brillante. Qualcuno meno. Qualcuno è un filantropo pieno di vita. Qualcun altro odia a morte tutti. Qualcuno è buono. Qualcuno no. (Ma tutti collaborano per il nostro benessere, secondo l'IFS. O per l'idea di benessere che si sono fatti per il nostro Sé.)

Quindi, "chi siamo"? Di tutti questi "personaggi" che ci abitano, chi noi siamo davvero?

Io sono "quella" Vale lì, che agisce in quel modo, o quell'altra Vale là, che ha tutt'altro carattere e atteggiamento?

Tutte e nessuna. 

Non riduciamo -- o peggio, stigmatizziamo -- le persone a un "marchio". A uno stigma. Riflettiamoci un po'. Pensiamoci un po' prima di giudicare chiunque

Che le persone più sole, a volte, le vedi con un sorriso goliardico in faccia.
Che le più abusate e ferite hanno imparato la parola "perdonami" presto, e la ripetono in continuazione.
Che le più vuote fuori, a volte, anzi, spesso sono le più "dense" dentro. E viceversa.

venerdì 10 luglio 2026

Perché no?


La massa assomiglia a un gregge belante capace delle peggiori atrocità e meschinità e al tempo stesso, se direzionato diversamente, di sublimi atti di eroismo, così Gustave Le Bon. Quando il dolore è davvero intenso, lo senti a livello della bocca dello stomaco. Ti viene da vomitare. E vomitare è ancora troppo poco.

Mi torna in mente un passo dello young-adult "Wintergirls" e tradendo la mia timida intelligenza lo riporto qui, perché, libro per adolescenti o meno, lo vedo ben descrittivo.

Infilati in una cabina di un solarium e friggiti per due o tre giorni. Quando la pelle sarà tutta bolle e comincerà a spellarsi, rotolati nel sale grosso, poi mettiti una maglia di lana intrecciata con vetro filato e lamette. Poi mettiti sopra i tuoi vestiti normali e stringili più che puoi. Fuma polvere da sparo e [...] salta dentro i cerchi, mettiti seduta e supplica, e rotolati a comando. Ascolta i sussurri che di notte si annidano in testa, ti dicono che sei [...] "una delusione". Vomita e crepa di fame e tagliati e bevi perché hai bisogno di un anestetico e funziona. Per un po'. [...] Guardati in uno specchio e vedrai un fantasma. Senti ogni battito del tuo cuore che urla che ogni singola cosa in te non funziona. "Perché?" è la domanda sbagliata. Chiediti piuttosto: "Perché no?".

lunedì 8 giugno 2026

Ma il Male esiste davvero?


Lucifero era "l'angelo più bello e buono del Signore".
Si ribellò a Lui pretendendo di essere Suo pari.
Perciò venne cacciato dal Paradiso e gettato nelle profondità della Terra.
Assunse quindi il nome di Satana, dall'ebraico śāṭān (שָׂטָן), che significa letteralmente «avversario» o «oppositore».

Da questa metafora religiosa possiamo intravvedere quella del figlio che si ribella al genitore. L'adolescenza è "satanica" perché è il momento in cui il figlio rivendica i suoi diritti, la sua indipendenza ed autonomia dal genitore. 

Uno dei dieci comandamenti è "onora il padre e la madre", ma non c'è scritto da nessuna parte "onora il figlio".

Che ne è di tutti quei figli maltrattati, picchiati, insultati, irrisi, disumanizzati, che porteranno le ferite della loro infanzia violenta per tutta la vita?

Nella nostra società "genitore-centrica" tendiamo a trattare con estremo disprezzo chi disonora o aggredisce i propri genitori. Spesso non sappiamo nemmeno il contesto in cui la violenza dei figli verso i loro padri, verso le loro madri, si inserisce: non sappiamo quanta violenza effettivamente esperiscano o abbiano esperito loro dalle loro (cosiddette) figure di accudimento.

Ma non ha importanza: va da sé che, che il genitore maltratti e "violenti" il figlio, è ok. Che il figlio faccia la stessa cosa con il genitore, è un'aberrazione.

Questa sarebbe la grande eredità che ci ha lasciato il Cattolicesimo. Che è più un fatto "genetico" che "religioso": esiste da più di 2000 anni e da quasi altrettanto tempo si è imposto come "religione unica" dell'Occidente. Noi Occidentali siamo plagiati in ogni cellula del nostro DNA dall'educazione cattolica o cristiana ("cristiana" va ancora bene; "cattolica" è proprio uno sputo sul proprio intelletto).

E' per questo che YHWH non ha voluto onorare il figlio. Sarebbe stato un modo implicito per dire di onorare l'avversario.

Secondo Zygmunt Baumann (sociologo) affinità è sempre all'opposto di consanguineità.
Se vuoi vivere la tua vita da essere umano libero, devi "rompere" con la tua famiglia d'origine.

Un albero si innesta e cresce dalle radici, ma è solo sviluppando i rami che darà frutti. I rami sono le persone che scegliamo di avere nella nostra vita. 

Chi resta ancorato alle radici è come un tronco mozzo, infertile.

Mia madre ha fatto questa tragica scelta. Ha divorziato dal marito che pur cattivo com'era era sempre una persona che amava e con cui era stata per dieci anni. Suo fratello (mio zio) che oggi è deceduto, le scattò una foto nel momento in cui firmava le carte per il divorzio.
Momento da immortalare. Che intelligenza.
Mia madre aveva un'espressione estremamente triste in quella foto - aveva deciso in quell'istante di restare un tronco mozzo.
Non si è mai nemmeno interessata delle sue bambine che diceva di adorare.
In particolare di me che nacqui fuori dal matrimonio - sicché ero la figlia indesiderata.
Solo, con maniacalità stacanovista, al lavoro, che la distraeva dal suo dolore.

Ma lasciamo da parte questi discorsi autoreferenziali.
Il post ha il titolo che ha perché qui intendo contestare la credenza folle e idiota che il Male abbia origine nell'anima dell'uomo come un fenomeno addirittura genetico.

Non abbiamo bisogno di leggere i filosofi del 1900 per intuire che ogni persona non è mai "totalmente" cattiva o buona, ma un mix di entrambi gli attributi. Un po' di luce e un po' d'ombra. E' risaputo.

Che il male sia o possa essere genetico, implica che il mondo si divida in "buoni" o in "cattivi", ergo quando tu dai a qualcuno l'etichetta di (assolutamente) "cattivo", ecco che arriva la disumanizzazione che è alla radice di ogni violenza.

Ma, no: nessuno "nasce" cattivo.
Nemmeno Adolf Hitler era cattivo da infante. Era innocente come tutti gli altri neonati.

La cattiveria popolare è la "psicopatia" diagnostica.
Che non nasce per "disfunzione" genetica, ma per via di eventi traumatici (as usual).

Quando un bambino prova così tanto dolore da doversi dissociare dalla sua propria sofferenza (quel figlio che YHWH non si cura di "onorare"), si dissocia ugualmente dalla sofferenza degli altri.

Ed è così che non sviluppa empatia di fronte alla sofferenza del prossimo - pertanto è pronto e in grado di commettere su di lui qualunque malvagità.

Come si dissocia dalla sua propria sofferenza, si dissocia anche dall'intero spettro delle sue emozioni più significative. Uno psicopatico, che è sempre un essere umano, prova di frequente rabbia e noia, ma il sentimento di paura, vergogna e dolore spesso manca in lui così come la risonanza emotiva con il dolore degli altri - di cui spesso, specie se li invidia, gode al contrario (Schadenfreude).

Perché? Perché potendo attingere a un ristrettissimo bacino di sensazioni e di emozioni, sente all'eccesso quelle che gli sono disponibili. (Rabbia, odio, invidia, noia da ammazzare con azioni spesso estreme, sadiche e pericolose).

In conclusione: nessuno nasce cattivo. Il male, che non esiste se non in forma di patologia, ha origine dal dolore (cioè dal trauma). Forse molti casi sono ormai perduti, ma possiamo fare la nostra parte per cambiare in meglio in mondo abituandoci a non disumanizzare le persone con la separazione netta fra "chi è buono" (e magari merita il Paradiso...) e chi "è cattivo": se è così, scandagliamo il fanatismo, la disumanizzazione e quindi la violenza. Nell'illusione di "combattere il male" compiamo né più che meno che una crudeltà - compiamo il Male. (Esempio storico sputtanatissimo: le Crociate. Oppure l'Inquisizione.)

«Il fanatico agisce pensando di incarnare il bene. Il fanatico agisce pensando di incarnare il puro, la purezza d'animo. Il fanatico agisce in nome della purezza contro la malignità dell'impuro, agisce in nome del bene contro la malignità del male. E quando qualcuno agisce nel nome del bene e della purezza contro il male, non c'è limite al male che può fare»

-Massimo Recalcati-