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sabato 4 luglio 2026

Storia del Triscele (triskéle) della Sicilia: fra tradizione Greca e assonanze di cultura celtica


C'era un tempo in cui le immagini non servivano a decorare, ma a proteggere.

Nel Mediterraneo antico, dove il mare era strada e minaccia insieme, nacque un volto che non dormiva mai: quello di Medusa. Non era ancora la creatura condannata dal mito, ma una soglia viva tra umano e sacro, tra ciò che si può guardare e ciò che, guardato, può restituire lo sguardo come vertigine.

I suoi capelli erano serpenti. Non ornamenti, ma pensieri vivi, spirali di energia primordiale. Ogni sguardo su di lei era un rischio, e proprio per questo era un talismano: il male, vedendola, si fermava.

Da quel volto nacque qualcosa che cambiò pelle lentamente, come fanno le forme antiche quando attraversano i secoli senza morire.

Nelle monete di Siracusa, il volto di Medusa cominciò a ruotare nel metallo. Il suo grido silenzioso si fece geometria. Attorno a lei non più solo serpenti, ma un movimento triplice, come se il mondo stesso avesse deciso di girarle intorno.

Tre direzioni. Tre coste. Tre respiri di terra.

Così prese forma la Sicilia, che i Greci immaginarono come un’isola distesa tra tre capi, sospesa tra tre sguardi del mare.

Tre punte (Trapani a occidente, Messina a oriente, Catania (circa) a sud-est.)

Le tre gambe che oggi conosciamo non erano ancora gambe: erano direzioni del tempo. Erano il modo in cui la terra si raccontava mentre ruotava su se stessa.

Poi venne il grano.

Il grano arrivò come arrivano le cose necessarie: in silenzio, quando il simbolo aveva già imparato a esistere. E si posò attorno al volto come una corona terrestre, non più di paura ma di nutrimento.

Spighe, non più serpenti. Ma sotto la differenza, la stessa idea: vita che si moltiplica.

La Trinacria divenne ciò che è ancora oggi: non un emblema fermo, ma un movimento congelato.

Un volto che non guarda e non smette di essere guardato. Tre gambe che non corrono, ma suggeriscono il passo del mondo. E attorno, il ciclo del grano, che nasce, cade, ritorna.

È un simbolo che non spiega la Sicilia.

La evoca.

Perché la Sicilia non si lascia mai spiegare del tutto: si lascia solo attraversare, come un sogno che ha deciso di restare sveglio nel mezzo del Mediterraneo.

Ma la Triscele non è una peculiarità unicamente della Sicilia e del Mediterraneo.

Possiamo trovare un altro esempio di Triscele nelle isole britanniche, in particolare nell'Isola di Man.

Stemma-bandiera dell'isola di Man

La Triscele, come movimento rotatorio indicante vita-morte-rinascita, il ciclo di tutto ciò che muore e successivamente si rinnova, è un simbolo sacro presente anche nella cultura Celtica, non solo Mediterranea

La testa di Medusa (Gorgone), che è presente nella bandiera siciliana, ha un'origine differente dalla triscele Celtica dell'isola di Man; ma lo stesso significato sostanziale: la vita intesa come "trinità di significati o stati".

Questo tema è ricorrente in molte religioni. Fra cui -- scontato -- quella Cattolica. E nella cultura Europea in generale.

giovedì 2 luglio 2026

Ci siamo

Adoro quando in aereo spengono le luci per i voli notturni. Siamo partiti da Milano Bergamo e atterrati a Trapani Birgi in un'ora e quaranta. C'è stato un ritardo di 40 minuti nel volo, quindi era mezzanotte quando l'aereo ha toccato il suolo siciliano.

Ho avuto modo di finire "La civetta cieca" e di cominciare a scrivere una storia a tema, che il mio fidanzato ha definito "grottesca" ma in realtà sarebbe drammatica. Potete trovarla qui, se avete due minutini per spulciarla (ho pubblicato pochi capitoli e molto, molto brevi).

I primi tre giorni nella terra natìa sono scorsi tranquilli: dopo un quattro anni di domicilio al Nord nessuno (o quasi) sembrava far caso a me.

Capirete quanto, per una donna sottoposta a pettegolezzo sistematico, questa normale e scontata situazione sia un sollievo.

Ecco: voi "normali": non date per scontata la fortuna di passare inosservati.

O di non essere trattati sgarbatamente dalla maggior parte delle persone.

Tornando al viaggio (Ryanair ovviamente), quando siamo partiti c'era questa bella luna piena.

La fotocamera ha il flash...

Illuminava una porzione di cielo come un faro fisso. Di sotto il panorama di luci immerse nella terra come diamanti o stelle incastonate al suolo. Adoro i voli notturni. Il volo di ritorno sarà diurno, esattamente domani. Oggi ritiro il passaporto e - finalmente? - torno da dove sono venuta.

Dato che comincio ad accusare gravi problemi, ho contattato un ospedale per un ricovero in un centro Disturbi comportamento alimentare. Mi chiameranno fra oggi e domani per fissare un primo colloquio. Si trova a un'oretta di distanza da dove vivo.

Il cielo brontola e si è appena scatenato un temporale estivo. "Adoro".

mercoledì 25 marzo 2026

Perché i riti funebri sono una cosa raccapricciante

2026. Anche nel mio paese di campagna provinciale viene istituita la "Casa del commiato", come già si fa da tempo in molte altre zone del Paese (e fuori). Sono finiti i tempi della fiumana di processioni alla casa del defunto per portare lacrime e condoglianze per la veglia. Anche nella più rustica Sicilia, interviene il "progresso". Che questo faccia storcere il naso alle generazioni precedenti, non è di grande sorpresa. Siamo in territorio grandemente avverso alle novità e ai cambiamenti, pieno di gente così rigorosamente tradizionalista...
Ma non è di questo nuovo business che ha attecchito anche lì che vorrei parlare. L'argomento della morte mi segue da tanto tempo; di conseguenza ho avuto così tanto tempo per pensarci che sono giunta ad una conclusione: nessuna casa del commiato. 
Nessuna bara per me. 
Mi farò cremare.

Che pessimo gusto, il cattolicesimo, con il suo necrofilo culto dei morti da omaggiare con fiori profumati che adornano le tombe anche dopo decenni e in qualche raro caso lustri di distanza dal dramma. Porta i fiori ai defunti. E' un modo per mantenerli vivi nella propria memoria, dicono. La parata del cordoglio utile all'ego che in realtà silenziosamente si distacca: tu sei lì, io sono qui, ti ricordo ma devo ricordarmi di essere ancora vivo per scordarmi che farò la tua stessa fine.
Il macabro rito del corpo che chiusa la bara sparisce per tutta l'eternità alla vista. Non ho mai partecipato ai funerali dei miei parenti, per il semplice motivo che è una ricorrenza inutile, inquietante, quasi horror per quanto mi riguarda.
Ricordo eppure perfettamente quando fecero sparire la cassa da morto di mia nonna nel suo eterno sepolcro. Avevo tredici anni e fu l'ultimo funerale a cui assistetti. Loro la spinsero all'interno della buca, così, come se fosse materiale organico da nascondere alla vista per sempre. E così infatti era. La mia mente lo capiva perfettamente. Inutile piangere su qualcosa per cui si coprono gli occhi a non vederla. Seppellito il morto, finito il problema. Scomparso dalla vista. Arrivederci e grazie.
Eppure era una persona, una volta. Com'è possibile che non esista più in nessun angolo di mondo, che il suo destino sia inevitabilmente liquefarsi all'interno di una fossa sul muro (o sotto terra)? Come una cosa tanto orribile può essere integrata in una religione che predica una creazione "amorevole"? Come possiamo sentirci uniti sotto un abbraccio d'amore generativo - la proprietà intrinseca generatrice ma anche, d'altro canto, soppressiva della materia - se un giorno sfumeremo più leggeri dei petali di un soffione trasportati dal vento, polvere nell'aria o meno ancora?

Se non potessi essere cremata, allora vorrei essere gettata in una fossa comune, dove nessuno possa vedermi. Spesso paragonavo il mio continuo tentativo di "partire" all'allontanarsi dei mici fra le frasche... ecco, quando i gatti o i cani sanno che stanno per morire, spariscono alla vista. E così spero di avere il modo di fare io - spegnere il telefono, staccare il citofono, morire in solitudine. E' il modo meno doloroso di andarsene per chi resta - perché ovviamente il dramma è sempre e solo per chi resta. 
(Al limite.)