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domenica 23 agosto 2026

Indagini (?)

La polizia italiana è uguale a quella dei Simpsons. Forse non a caso le barzellette sui carabinieri sono così diffuse. Se pensi al carabiniere tipicamente italiano, pensi al commissario Winchester (non per forza obeso). Quanti carabinieri servono per installare una lampadina? Venti. Uno tiene ferma la lampadina e il resto gira la stanza. Battute di questo tipo. Eppure il glorioso corpo dei carabinieri di Canicattì (comune siciliano a caso -- non sono di Canicattì) si è presentato alla porta della vecchia madre cercandomi. Non so per chi, un certo tizio, sul quale avrebbero "chiuso le indagini" (dopo quanti anni?). Probabile che c'entri una denuncia alla postale inviata non so quanti anni fa di cui mi sono completamente scordata. Spero non sia nulla di preoccupante. Ho già incubi nell'onirico, non ci tengo ad averne nella realtà.

Ma il vero punto del post inutile scritto tanto per non restare troppo a lungo fuori raggio è: il mio coniglio domestico è un fan di L'estate in cui Hikaru è morto.


Sia mai restare fuori raggio...


martedì 11 agosto 2026

Troppa grazia

Tutte le lingue che derivano dal latino formano la parola compassione col prefisso “com-” e la radice passio, che significa originariamente “sofferenza”.
In altre lingue, ad esempio in ceco, in polacco, in tedesco, in svedese, questa parola viene tradotta con un sostantivo composto da un prefisso con lo stesso significato seguito dalla parola “sentimento” (in ceco: soucit; in polacco: wspol-czucie; in tedesco: Mit-gefuhl; in svedese: med-kansla).
Nelle lingue derivate dal latino, la parola compassione significa: non possiamo guardare con indifferenza le sofferenze altrui; oppure: partecipiamo al dolore di chi soffre. Un’altra parola dal significato quasi identico, pietà (in inglese pity, francese pitiè, ecc) suggerisce persino una sorta di indulgenza verso colui che soffre. Aver pietà di una donna significa che siamo superiori a quella donna, che ci chiniamo, ci abbassiamo al suo livello.
E’ per questo che la parola compassione generalmente ispira diffidenza; designa un sentimento ritenuto mediocre, di second’ordine, che non ha molto a che vedere con l’amore. Amare qualcuno per compassione significa non amarlo veramente.
Nelle lingue che formano la parola compassione non dalla radice “sofferenza” (passio) bensì dal sostantivo “sentimento”, la parola viene usata con un significato quasi identico, ma non si può dire che indichi un sentimento cattivo o mediocre.
La forza nascosta della sua etimologia bagna la parola di una luce diversa e le dà un senso più ampio: avere compassione (co-sentimento) significa vivere insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore.
Questa compassione (nel senso di soucit, wspòlczucie, Mit-gefuhl, medkansla) designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimenti, è il sentimento supremo. 
-Milan Kundera-

You wide eyed girls / you get it right / fall back into place. Una donna mi fece sentire questa canzone in cuffia più di otto anni fa. Non ero gaia, ma mi ero platonicamente innamorata della sua sfrontata generosità -- o forse per mezzo dell'amore-odio volevo neutralizzarla. Chi lo sa. Le cose nuove fanno sempre paura, e anche la compassione di un verso. Così reagii senza pietà, anche quella volta, vanificando ogni lettera. Who will dry your eyes when it falls apart? Somewhere in these eyes, I'm on your side. Vanificando ogni suono.
Non è forse un caso che anche R. mi abbia dedicato questa canzone prima che ci mettessimo insieme. Con lui accettai, a malincuore, perché capivo che le persone sensibili di questo triste mondo malato hanno uno sguardo unico, tutto loro; che mi vedono sotto un'altra luce delle persone superficiali -- e non potevo rifiutarmi ancora. "Space song" è stata un dono prezioso da una persona "buona". E poi è stata anche il simulacro di un amore che si innesta (e si svolge) da e nella compassione. Ancora oggi faccio fatica ad ascoltare questa canzone. Troppo doloroso prendere atto di quanto fossi, e forse sarò, sola.

cerco sempre di ricordarmi di noi
 

martedì 7 luglio 2026

Ricominciare a fluire


Sono uscita all'alba. Sono riuscita a completare 5 km di percorso. Il piede destro è messo male, ora.



Nonostante il dolore, sono comunque riuscita ad andata a fare la spesa per oggi: cous cous, insalata di farro e feta, una barretta di frutta disidratata, una bevanda ai frutti di bosco (zero zuccheri-zero rimorsi).

Il mio fidanzato era nero quando ci siamo visti alle otto meno un quarto.
Prima di annunciargli che avevo ripreso a fluire con il corso della strada, passo dopo passo, gli ho -- forse sadicamente e volutamente -- rovinato ulteriormente l'umore con discorsi superflui e sciocchi.
Lui è il tipo "allodola" che al mattino non bisogna rivolgergli la parola.

Ho preso i miei tossici medicinali, ho preso 4 pillole di spirulina e il caffè del giorno.
Tutto va che è una schifezza. Non ho nulla di cui lamentarmi.
Mastico la barretta di mela disidratata. Alla fine, forse è meglio "vivere" così. Presi in trappola da così tanti problemi da non riuscire nemmeno a muoversi, nelle sabbie mobili dell'infamia, del disonore e della vergogna.

Camminando, riflettevo su ciò che sono. "I feel like a monster" pensavo, in inglese (alle volte penso in inglese). Sono una persona crudele, meschina. La peggiore del mondo.

Proprio per questo metto un piede avanti all'altro e cammino. E cammino. Scivolo sulle strade senza fermarmi, senza indugiare sotto nessuna porta, sotto nessuno sguardo.

Non è questa terra il "mio posto". Sono di tutto il mondo. E tutto il mondo è mio -- poiché non ci apparteniamo reciprocamente, allora, io sono amalgamata al vuoto di ogni spazio, di ogni angolo di strada, di ogni cellula della gente.

Nulla.
E tutto al tempo stesso -- con un po' di solipsismo.

Resto ottimista.

giovedì 2 luglio 2026

Ci siamo

Adoro quando in aereo spengono le luci per i voli notturni. Siamo partiti da Milano Bergamo e atterrati a Trapani Birgi in un'ora e quaranta. C'è stato un ritardo di 40 minuti nel volo, quindi era mezzanotte quando l'aereo ha toccato il suolo siciliano.

Ho avuto modo di finire "La civetta cieca" e di cominciare a scrivere una storia a tema, che il mio fidanzato ha definito "grottesca" ma in realtà sarebbe drammatica. Potete trovarla qui, se avete due minutini per spulciarla (ho pubblicato pochi capitoli e molto, molto brevi).

I primi tre giorni nella terra natìa sono scorsi tranquilli: dopo un quattro anni di domicilio al Nord nessuno (o quasi) sembrava far caso a me.

Capirete quanto, per una donna sottoposta a pettegolezzo sistematico, questa normale e scontata situazione sia un sollievo.

Ecco: voi "normali": non date per scontata la fortuna di passare inosservati.

O di non essere trattati sgarbatamente dalla maggior parte delle persone.

Tornando al viaggio (Ryanair ovviamente), quando siamo partiti c'era questa bella luna piena.

La fotocamera ha il flash...

Illuminava una porzione di cielo come un faro fisso. Di sotto il panorama di luci immerse nella terra come diamanti o stelle incastonate al suolo. Adoro i voli notturni. Il volo di ritorno sarà diurno, esattamente domani. Oggi ritiro il passaporto e - finalmente? - torno da dove sono venuta.

Dato che comincio ad accusare gravi problemi, ho contattato un ospedale per un ricovero in un centro Disturbi comportamento alimentare. Mi chiameranno fra oggi e domani per fissare un primo colloquio. Si trova a un'oretta di distanza da dove vivo.

Il cielo brontola e si è appena scatenato un temporale estivo. "Adoro".

sabato 27 giugno 2026

Dove vorresti essere adesso?

Dal porto di Trapani siamo partiti in traghetto per una delle isole Egadi lì vicino. Si trattava di Levanzo. Abbiamo passato tre interminabili e inutili giorni a guardare il mare dalla finestra del nostro AirBnB. Le vacanze con me, devi sapere, sono sempre un inferno.

L'estate scorsa siamo stati in Svizzera italiana.
Il Natale prima ancora a Villandro, nell'Alto Adige (provincia di Bolzano).

Voglio raccontarti di questi miei viaggi.

Levanzo risale al 2022. Siamo partiti da lì e ricordo poche cose. La bellezza del cielo notturno. I tanti pensionati provenienti da tutto il Paese. E com'era calmo e quieto dormire cullati dal rumore delle onde a un passo dal mare.

Ricordo un bar dove ho finito di leggere "Un bambino" di Thomas Bernhard, succhiando una limonata.
Ricordo una piccola bottega. Tanti ragazzi in fila sui muretti la sera, sbocconcellando panini e sorseggiando birra davanti alle paninoteche.

Ricordo le liti fra me e il mio fidanzato. Orribili liti. Liti sacrificabili in onore di un po' di buonsenso e pudore.
Ma era bello.
Era tutto molto bello.
O così suggerisce la nostalgia -- sofferenza dell'ignoranza, secondo Kundera.

Ricordo i faraglioni, in cima a una ripida montagna, che abbiamo ammirato al tramonto. Un cagnolino sulla via mi salta addosso impazzito. Le turiste che lo portano al guinzaglio, del nord, commentano "Assurdo! Non si avvicina mai a nessuno!". Io e i cani abbiamo un feeling particolare.

Ricordo quanto volessimo rilassarci fra cielo, mare ed erba fresca carezzata dal vento, ma quanto poco mare infine ci siamo goduti -- le calette erano raggiungibili in motoscafo, a pagamento.


Ricordo Bolzano invece come il posto ove mi hanno spillato 200 euro battendo gli articoli più volte, la notte di Natale.
Il posto dove mi hanno aggiunto venti centesimi di tassa "ad cazzum" sulla Paulaner, perché io sono terrona e si sa, la Paulaner è teteska. Che la vendano anche a Caltanissetta (come ovunque in Italia) meglio non dirglielo.

Non è giusto generalizzare.
La notte di Natale io e il mio fidanzato siamo andati a passeggiare sulla neve di Villandro. Un cane nero grosso come un orso si è avvicinato a noi. Era mansueto. Ci ha accompagnato lungo il viaggio nel bosco innevato.
Sembrava senza padrone.

"Portiamolo via con noi"
"Ma scherzi?"
"Tu pensi che essere chiamati 'cani' sia un'offesa?"
"Direi proprio di sì"
"A me la mia famiglia è così che mi definisce. Io non la sento come un'offesa. Li ho sempre visti come creature superiori".

Ci allontaniamo salutando il pelosone.

La nostra stanza.

La vista dal bosco.

In Svizzera l'unico ricordo significativo è stato immergere i piedi nell'acqua del lago di Lugano, così limpido che pesciolini mi giravano attorno scavalcandomi le gambe.

Per il resto, nulla. Una città del nord come un'altra. E un'esperienza priva di colore.
La Svizzera non sarebbe il mio paese -- per quel poco che ne ho visto e per quel poco che, di conseguenza, posso giudicare.

Dove vorresti essere adesso?

Le prossime vacanze programmate sono in Polonia, per vedere dove è nato e ha vissuto la primissima infanzia il mio fidanzato. Forse.
Austria a dicembre, sotto Natale.
Crociera nei mari della Norvegia per marzo, in occasione del suo compleanno. (giuro e spergiuro, questo si fa, questo si deve fare per forza).

("Gente che non lavora, ma che viaggia sempre".)

E sogno di vivere -- stabilmente -- lontano da tutto questo. Porre migliaia di km fra me e il passato.
Sogno l'Australia.
Ma sono chimere. E comunque, tu non dirlo a nessuno.

sabato 11 aprile 2026

Lo sguardo della Guerra


Questo è il caporale ventisettenne Antonio Metruccio. Della 3ª Compagnia Aquile, 66º Reggimento Aeromobile “Trieste” dell’Italia, Antonio è stato fotografato pochi istanti dopo essere sopravvissuto a un brutale scontro a fuoco ininterrotto durato 72 ore a Bala Murghab, in Afghanistan.

Nessun sorriso. Nessuna posa. Solo la sua espressione cruda e senza filtri — lo Sguardo delle Mille Yard.

Quegli occhi azzurro ghiaccio non stanno solo guardando avanti… Stanno guardando indietro — in valli piene di fumo, terra intrisa di sangue, fratelli d’armi perduti e colpi di arma da fuoco che riecheggiano per tre giorni consecutivi.

Bala Murghab — un territorio pericoloso e senza legge vicino al confine con il Turkmenistan — è tristemente noto per le imboscate dei talebani, il traffico illegale e la guerriglia incessante. I soldati schierati qui spesso affrontano gli inferni più profondi della guerra moderna.

Lo “Sguardo delle Mille Yard” non è solo uno sguardo vuoto. È un urlo silenzioso dell’anima, un’onda d’urto dopo aver visto cose che la maggior parte delle persone non potrebbe nemmeno immaginare.

È lo sguardo di un uomo che ha guardato la morte negli occhi… ed è tornato vivo.

Non dimentichiamolo mai: Dietro ogni uniforme c’è un cuore che sanguina. Dietro ogni sguardo c’è una storia che lascia cicatrici. Dietro ogni soldato… c’è un essere umano.

La foto è ormai iconica — condivisa in tutto il mondo per mostrare cosa fa davvero la guerra a una persona.