Visualizzazione post con etichetta bibbia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bibbia. Mostra tutti i post

lunedì 8 giugno 2026

Ma il Male esiste davvero?


Lucifero era "l'angelo più bello e buono del Signore".
Si ribellò a Lui pretendendo di essere Suo pari.
Perciò venne cacciato dal Paradiso e gettato nelle profondità della Terra.
Assunse quindi il nome di Satana, dall'ebraico śāṭān (שָׂטָן), che significa letteralmente «avversario» o «oppositore».

Da questa metafora religiosa possiamo intravvedere quella del figlio che si ribella al genitore. L'adolescenza è "satanica" perché è il momento in cui il figlio rivendica i suoi diritti, la sua indipendenza ed autonomia dal genitore. 

Uno dei dieci comandamenti è "onora il padre e la madre", ma non c'è scritto da nessuna parte "onora il figlio".

Che ne è di tutti quei figli maltrattati, picchiati, insultati, irrisi, disumanizzati, che porteranno le ferite della loro infanzia violenta per tutta la vita?

Nella nostra società "genitore-centrica" tendiamo a trattare con estremo disprezzo chi disonora o aggredisce i propri genitori. Spesso non sappiamo nemmeno il contesto in cui la violenza dei figli verso i loro padri, verso le loro madri, si inserisce: non sappiamo quanta violenza effettivamente esperiscano o abbiano esperito loro dalle loro (cosiddette) figure di accudimento.

Ma non ha importanza: va da sé che, che il genitore maltratti e "violenti" il figlio, è ok. Che il figlio faccia la stessa cosa con il genitore, è un'aberrazione.

Questa sarebbe la grande eredità che ci ha lasciato il Cattolicesimo. Che è più un fatto "genetico" che "religioso": esiste da più di 2000 anni e da quasi altrettanto tempo si è imposto come "religione unica" dell'Occidente. Noi Occidentali siamo plagiati in ogni cellula del nostro DNA dall'educazione cattolica o cristiana ("cristiana" va ancora bene; "cattolica" è proprio uno sputo sul proprio intelletto).

E' per questo che YHWH non ha voluto onorare il figlio. Sarebbe stato un modo implicito per dire di onorare l'avversario.

Secondo Zygmunt Baumann (sociologo) affinità è sempre all'opposto di consanguineità.
Se vuoi vivere la tua vita da essere umano libero, devi "rompere" con la tua famiglia d'origine.

Un albero si innesta e cresce dalle radici, ma è solo sviluppando i rami che darà frutti. I rami sono le persone che scegliamo di avere nella nostra vita. 

Chi resta ancorato alle radici è come un tronco mozzo, infertile.

Mia madre ha fatto questa tragica scelta. Ha divorziato dal marito che pur cattivo com'era era sempre una persona che amava e con cui era stata per dieci anni. Suo fratello (mio zio) che oggi è deceduto, le scattò una foto nel momento in cui firmava le carte per il divorzio.
Momento da immortalare. Che intelligenza.
Mia madre aveva un'espressione estremamente triste in quella foto - aveva deciso in quell'istante di restare un tronco mozzo.
Non si è mai nemmeno interessata delle sue bambine che diceva di adorare.
In particolare di me che nacqui fuori dal matrimonio - sicché ero la figlia indesiderata.
Solo, con maniacalità stacanovista, al lavoro, che la distraeva dal suo dolore.

Ma lasciamo da parte questi discorsi autoreferenziali.
Il post ha il titolo che ha perché qui intendo contestare la credenza folle e idiota che il Male abbia origine nell'anima dell'uomo come un fenomeno addirittura genetico.

Non abbiamo bisogno di leggere i filosofi del 1900 per intuire che ogni persona non è mai "totalmente" cattiva o buona, ma un mix di entrambi gli attributi. Un po' di luce e un po' d'ombra. E' risaputo.

Che il male sia o possa essere genetico, implica che il mondo si divida in "buoni" o in "cattivi", ergo quando tu dai a qualcuno l'etichetta di (assolutamente) "cattivo", ecco che arriva la disumanizzazione che è alla radice di ogni violenza.

Ma, no: nessuno "nasce" cattivo.
Nemmeno Adolf Hitler era cattivo da infante. Era innocente come tutti gli altri neonati.

La cattiveria popolare è la "psicopatia" diagnostica.
Che non nasce per "disfunzione" genetica, ma per via di eventi traumatici (as usual).

Quando un bambino prova così tanto dolore da doversi dissociare dalla sua propria sofferenza (quel figlio che YHWH non si cura di "onorare"), si dissocia ugualmente dalla sofferenza degli altri.

Ed è così che non sviluppa empatia di fronte alla sofferenza del prossimo - pertanto è pronto e in grado di commettere su di lui qualunque malvagità.

Come si dissocia dalla sua propria sofferenza, si dissocia anche dall'intero spettro delle sue emozioni più significative. Uno psicopatico, che è sempre un essere umano, prova di frequente rabbia e noia, ma il sentimento di paura, vergogna e dolore spesso manca in lui così come la risonanza emotiva con il dolore degli altri - di cui spesso, specie se li invidia, gode al contrario (Schadenfreude).

Perché? Perché potendo attingere a un ristrettissimo bacino di sensazioni e di emozioni, sente all'eccesso quelle che gli sono disponibili. (Rabbia, odio, invidia, noia da ammazzare con azioni spesso estreme, sadiche e pericolose).

In conclusione: nessuno nasce cattivo. Il male, che non esiste se non in forma di patologia, ha origine dal dolore (cioè dal trauma). Forse molti casi sono ormai perduti, ma possiamo fare la nostra parte per cambiare in meglio in mondo abituandoci a non disumanizzare le persone con la separazione netta fra "chi è buono" (e magari merita il Paradiso...) e chi "è cattivo": se è così, scandagliamo il fanatismo, la disumanizzazione e quindi la violenza. Nell'illusione di "combattere il male" compiamo né più che meno che una crudeltà - compiamo il Male. (Esempio storico sputtanatissimo: le Crociate. Oppure l'Inquisizione.)

«Il fanatico agisce pensando di incarnare il bene. Il fanatico agisce pensando di incarnare il puro, la purezza d'animo. Il fanatico agisce in nome della purezza contro la malignità dell'impuro, agisce in nome del bene contro la malignità del male. E quando qualcuno agisce nel nome del bene e della purezza contro il male, non c'è limite al male che può fare»

-Massimo Recalcati-

giovedì 14 maggio 2026

Il giocattolo di Dio, o "il Necessario"


εὐδαιμονία

La felicità in greco si chiama eudamonìa.
“Eu” vuol dire bene; “Daimon” vuol dire demone. Eudamonia è la buona riuscita del tuo demone.
Ciascuno di noi ha dentro di sè un demone. Se lo scopri, lo devi realizzare e se lo realizzi bene raggiungi l’eudaimonia, la buona riuscita del tuo demone e cioè la tua buona autorealizzazione.
Umberto Galimberti

Lo sanno quelli che hanno letto "Il codice dell'anima" di Hillman -- come esseri umani siamo chiamati a svolgere una missione in questa terra, dettata dal nostro "daimon" o demone, sebbene non sia che una rarità che qualcuno riesca nel proposito. Al contrario la maggior parte della gente del mondo vive vite terribilmente sofferte e povere di opportunità e prospettive -- come gli sfollati, i senzatetto, le vittime della guerra, i poveri dell'Africa subsahariana che sono costretti a compiere centinaia di km a piedi per avere dell'acqua ogni giorno. 

Sono estremamente ignorante sulla quantità spaventosa di male e dolore che esiste al mondo. Ritengo che una vita "felice", più che una vita in sintonia con la propria "chiamata", del proprio "daimon", (Galimberti dixit), sia più verosimilmente, oggi, una vita che non è afflitta da troppi problemi e vissuta in serena dignità. Entrambe caratteristiche che non sono proprie di gran parte dell'umanità.

Sono di idee un po' deterministiche -- e per me il mondo è un gioco già predeterminato, noi elementi del "gioco" di Dio, ciascuno con la sua essenziale importanza. Anche il male, in questa prospettiva, e l'immenso dolore che affligge l'umano, è nei suoi piani -- imperscutabili.

In che modo la religione può aiutarci a tollerare il dolore della vita? Con le parole di un prete:

"Le tue forze valgono a superare il giorno".

C'è molta saggezza in questa asserzione. Vivi solo per superare il giorno. Non preoccuparti di domani.

Il mio passo preferito della Bibbia è sempre stato il Vangelo di Matteo, 6:25-34:
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».