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sabato 1 agosto 2026

Orientarsi da soli, in principio di fine


"Poveracci, senza un futuro", così diceva lei. "Gli danno il pane per sopravvivere, ma cos'hanno davanti a loro?". E mi tirava un'occhiata bieca di sottecchi. Non so perché gli immigrati dovrebbero avere il suo cuore immacolato mentre sua figlia... Nonostante viva la stessa situazione, più o meno. Lo sa bene. (Proprio in quanto lo sa, parla così).

Ma la voce di R. mi riporta al presente, dando un'enfasi di nuovo importante al ricordo. Come "svolgendo la trama" di esso. 

Siamo seduti sulle panchine di un parco. Le stelle sono più luminose nell'aria gonfia d'umidità. Riesco a sentire qualche zanzara pizzicarmi le gambe. Qualche lucciola svolazzare per l'aria. Molto romantico. 

Ed è così che R. me la butta lì -- è probabile, c'è la possibilità che, se ne torni in Nord Europa quanto prima, e chi s'è visto, s'è visto. E' allora che spengo la cassa.

"Non abbiamo altro tempo da condividere, allora". 

Mi allontano. Il rumore delle frasche mi suggerisce che R. mi sta seguendo.

Bevi. Che è meglio.

C'è una piazza con DJ all'aperto che spara musica di merda senza vergogna. I tavolini. Beviamo due drink.
Silenzi infiniti.

Sulla via del ritorno zoppico. 

Ho la sensazione mi resti poco da vivere. Dunque avrei una voglia matta di respirare la vita. Mi è stato detto che sarei sola a vivere gli ultimi tempi -- e io da sola non so nemmeno attaccare un bottone. Forse unirmi agli spettri sarebbe -- e sarà -- più bello del previsto. Quando penso a questa possibilità, l'unica cosa che rimpiango sono le cose che non sono riuscita -- e non riuscirò -- a fare.


Siamo quasi alla fine.
Va tutto bene -- tutto andrà bene alla fine.
Se non va bene, non è la fine.
L'universo è un'immagine amorevole, fissa e "necessaria".
Amor fati.
Io non ho paura.

lunedì 2 marzo 2026

Viviamo una sola volta (ed è già qualcosa)

Altaleno tra il pensiero - ricordo del necessario e il necessario dimenticato, in fondo la vita non è nient'altro che questo, andare avanti e indietro fra il ricordo e l'oblio, fra l'impegno del passato e il disimpegno del futuro. Per una mente sana entrambe le prospettive - passato e futuro - dovrebbero incrociarsi e trovare un felice connubio in una considerazione equilibrata delle circostanze presenti e delle conseguenze e prospettive future. In linea di principio senza tante seghe mentali bisognerebbe essere produttivi. Non bruciare un attimo di vita. I sogni della notte scorsa avevano la disperazione della vita non vissuta - i miei personaggi onirici mi ricordavano che sarei morta in questo modo. La disperazione impellente di correre, che non c'è un momento da perdere, che c'è una sola vita, questa che viviamo. Soppressa dalla nebbia del giorno che scende a pioggia sui più spericolati sogni. Non credo che vivere di sogni sia peggio che vivere di solide realtà, alla fine, forse, in fondo... Non credo che ci possano essere vite fallite, fallite secondo quali criteri?, io credo che una vita sia riuscita nella misura di quanto è stata felice, comunque sia stata attraversata, se tagliando traguardi su traguardi o prendendo per strade convenzionalmente inutili, e la mia vita non è comunque sia stata felice, così è davvero fallita - sinora, sinora non mi sono ancora capacitata di come tutto quello che ho vissuto sia stato così sofferto anche quando per auto-difesa non sentito, e di come tutto il mondo, quello di cui dovevo far parte anche io, mi abbia sempre rigettata in tutto e per tutto - dalla culla alla tomba, un nauseabondo sentimento di non doverci essere, d'essere un "più", che non è la terra su cui vivo il mio posto - che il mio posto non c'è, se c'è è in un tempo precedente al concepimento. Non sono così arrogante da pensare che non sia condiviso da altri, sebbene siano pochi a sentirlo con la stessa intensità io credo