mercoledì 5 agosto 2026

Le persone che non vivono a lungo ma vivono come vogliono

Un sorriso sul volto di una tizia di fronte all'ospedale. Un sorriso così serafico e sereno mentre accompagnava suo padre, un anziano, all'ingresso della struttura, sottobraccio. Era una donna di mezza età con i capelli di media lunghezza, biondi. A pochi metri uno sbruffone giovane con gli occhiali da sole riflettenti, a mascherina. Cammina spavaldo come se avesse i coglioni troppo grossi e pesanti per tenere un'andatura normale.
A questo mondo c'è ancora chi è sereno, chi (si vede) non soffre di depressione. Per una depressa, non c'è niente di più assurdo che considerare quante persone non-depresse ci siano al mondo. Tante. Tantissime. Persone che sembrano non-infelici. Ma forse è solo una facciata, una "maschera" sociale di convenienza.
Guardando lo sbruffone farsi avanti ho pensato ad Amy: "... le persone come me non vivono a lungo, ma vivono come vogliono!". E' quello che penso quando vedo gente fumare le sigarette e altro di affine. Dato che il tizio era visibilmente su di giri.

E' dai miei dieci anni che vivo sotto il cono d'ombra di una perenne attenzione meticolosa alle mie vere o presunte precarie condizioni di salute, che in realtà era ed è un modo per "tarparmi le ali", per impedirmi di volare. A furia di iperprotezione volta a soffocare la vita in me, sono diventata malata sul serio -- o se lo ero dapprincipio, mi sono aggravata, di sicuro.

Io devo vivere a lungo da ospedalizzata?
Preferirei tanto bruciare le tappe da essere libero... ma non sono un essere libero.

Immagino che
sotto una pioggia scrosciante
resterei sulla battigia
con i piedi a mollo
aspettando di morire
disidratata
fulminata

I segni che indicano la via / la via che non possiamo prendere / mi avete presa in un momento sbagliato / quindi perché non ve ne andate a farvi fottere (Joy Division)

sabato 1 agosto 2026

Orientarsi da soli, in principio di fine


"Poveracci, senza un futuro", così diceva lei. "Gli danno il pane per sopravvivere, ma cos'hanno davanti a loro?". E mi tirava un'occhiata bieca di sottecchi. Non so perché gli immigrati dovrebbero avere il suo cuore immacolato mentre sua figlia... Nonostante viva la stessa situazione, più o meno. Lo sa bene. (Proprio in quanto lo sa, parla così).

Ma la voce di R. mi riporta al presente, dando un'enfasi di nuovo importante al ricordo. Come "svolgendo la trama" di esso. 

Siamo seduti sulle panchine di un parco. Le stelle sono più luminose nell'aria gonfia d'umidità. Riesco a sentire qualche zanzara pizzicarmi le gambe. Qualche lucciola svolazzare per l'aria. Molto romantico. 

Ed è così che R. me la butta lì -- è probabile, c'è la possibilità che, se ne torni in Nord Europa quanto prima, e chi s'è visto, s'è visto. E' allora che spengo la cassa.

"Non abbiamo altro tempo da condividere, allora". 

Mi allontano. Il rumore delle frasche mi suggerisce che R. mi sta seguendo.

Bevi. Che è meglio.

C'è una piazza con DJ all'aperto che spara musica di merda senza vergogna. I tavolini. Beviamo due drink.
Silenzi infiniti.

Sulla via del ritorno zoppico. 

Ho la sensazione mi resti poco da vivere. Dunque avrei una voglia matta di respirare la vita. Mi è stato detto che sarei sola a vivere gli ultimi tempi -- e io da sola non so nemmeno attaccare un bottone. Forse unirmi agli spettri sarebbe -- e sarà -- più bello del previsto. Quando penso a questa possibilità, l'unica cosa che rimpiango sono le cose che non sono riuscita -- e non riuscirò -- a fare.


Siamo quasi alla fine.
Va tutto bene -- tutto andrà bene alla fine.
Se non va bene, non è la fine.
L'universo è un'immagine amorevole, fissa e "necessaria".
Amor fati.
Io non ho paura.

giovedì 30 luglio 2026

Fuori dal pozzo


Sono successe una serie di cose che non ci tengo a riportare -- l'alcool è micidiale e incasina la mia vita-già-bella-che-incasinata ulteriormente.

Ho la parte oscura del mio cuore -- come il lato adombrato della luna -- che sibila: "La faccia a terra proprio, dovresti avere" (se leggi con l'accento siciliano, fai bene). 

D'altro canto... le rivolgo uno sguardo vuoto e disinteressato.

"Chi se ne frega". Delle figuracce, del vomito, della bilancia impietosa, dei professori universitari con cui vorrei "scopare", del disprezzo che mi circonda, del biasimo e della compassione, delle bambine islamiche urlanti "puttana" per strada.

Peggio non c'è o potrebbe esserci, forse solo se potesse piovere sterco.

Ma un occhio al cielo e tutto torna in linea con il Bene. Ieri notte c'era una luna rossa affascinante a Milano-Bergamo. In aereoporto c'era almeno un terzo della calura strappafiato di fuori. Ho comprato per due euro e novanta una bottiglietta d'acqua frizzante. A casa ho sbocconcellato un piatto di insalata di riso vegetariana (solo condiriso e formaggio primosale). E' sorta qualche scintilla che non è divampata in incendio.

Chi si sforza di starmi vicino lo fa per pena, ti sei mai sentito uguale?, per il resto non ho nulla da dire e nulla da dare.

Lo sporco mi annoda i capelli e le corde del cuore.

Nonostante abbia lanciato fuori di casa il mio fidanzato, dopo una notte di lontananza abbiamo di nuovo dormito insieme. Stamattina mi sono svegliata vedendo che mi guardava. Gli ho stretto la mano.

Sai che un giorno potrei essere guarita?
Sai che potremmo avere una bambina? Sarà femmina -- con la tua testa e il mio viso.
Sai che potremmo essere felici, noi tre, a modo nostro, fuori da qui?...

...

domenica 26 luglio 2026

Per vedermi partire


A volte mi ritengo... non all'altezza della vita.
Il buio allunga gli artigli.
Forse farei meglio a immergermi.
Sparire nel nero della tela.

Senza inchini.
Lasciarsi cadere giù.
Come un sasso nelle profondità d'un lago.

E' un po' tutto profondamente sbagliato.
Tutto. Tutto.

Negli ultimi giorni mi sono sentita di camminare senza più la terra sotto le scarpe.
Ho perduto tutti i miei punti di riferimento d'un tempo. Non leggo neppure più. I libri, eddire, erano i miei unici amici.

Ogni tanto per ricordarmi di vivere batto con violenza sulla tastiera una stupidaggine qualsiasi, o un turpiloquio, indecenti, ed ecco che si risveglia in me un accenno di disperazione, che davvero, come quando il sangue scorreva sulla mia pelle, voglio solo ricordare d'essere viva quando ritorno a quella grottesca caricatura di creatura pensante (forse non senziente).

Ma il fiume sembra scorrere inarrestabile al mare. E il mare, mi pare, dovrebbe avere occhi marroni. Labbra sottili.

Ma non me ne importa, dopotutto.

"Cosa pensi quando pensi a Dio?"
"Alle chiese?"
"Al vuoto".

Ho licenziato dio, gettato via l'Amore, per costruirmi il vuoto nell'anima e nel cuore. (De André).

E' soltanto una crisi di passaggio che io e la vita stiamo attraversando. (Vasco Brondi, circa).

Altre citazioni molto belle e significative non ne ricordo. Le citazioni snaturate dal contesto sono sempre molto inutili, molto stupide.